Se il seme della pace è più forte

Oggi pubblichiamo l'articolo di Emanuela Taverna per il magazine Exponet dedicato all'impegno della Famiglia Salesiana in Repubblica Democratica del Congo.

(Fonte: http://magazine.expo2015.org)

In Repubblica Democratica del Congo, una terra continuamente flagellata da disordini e guerre civili, la Famiglia Salesiana sta portando avanti diversi progetti di sviluppo agricolo.

Non è facile parlare di agricoltura, se si vive in Repubblica Democratica del Congo. Perché per avere accesso al cibo, bisogna innanzi tutto accedere alle piantagioni, e in questo Paese - piagato dal 1997 da continui focolai di guerra per il controllo di coltan, diamanti, rame, cobalto e oro – gli scontro tra le Fardc (l’esercito regolare congolese) e i gruppi ribelli spesso impediscono di raggiungerle, o costringono a usare le strutture per far fronte alle emergenze umanitarie. E quando non sono le condizioni socio-politiche a ostacolare la programmazione agronomica di breve e medio periodo, può essere la stagione delle piogge a impedire di arrivare, a canoa, alle coltivazioni. 

In questo contesto drammatico opera la Famiglia Salesiana insieme alla ong VIS: sono state le uniche organizzazioni italiane e tra le poche internazionali a rimanere operative anche durante il momento dell’assedio e della presa della città, nel 2012. “Una scelta che ha pagato, non solo per le 12mila persone, la maggior parte delle quali donne e bambini, che abbiamo accolto al Centro Don Bosco Ngangi insieme ai Salesiani – fa sapere Giovanna Ribul Moro, referente VIS a Goma, raggiunta da "ExpoNet" con gran difficoltà, perché durante i disordini degli ultimi giorni a Kinshasa le linee telefoniche e internet erano interrotte -, ma anche perché ci ha dato la possibilità di riprendere le attività di sviluppo rurale in un tempo veramente limitato (a maggio – giugno 2013, solo sei mesi dopo la conclusione del grande focolaio di scontri) e per di più in una delle zone rurali più colpite dal conflitto”.
 
Due le piantagioni salesiane

La comunità Salesiana di Don Bosco è proprietaria in Repubblica Democratica del Congo di  due grandi piantagioni, una di caffè biologico a Nyangoma e una mista, a prevalenza di banane, a Shasha.
La piantagione di Shasha è di circa 218 ettari e produce ortaggi, colture erbacee come soia, mais, fagioli, patate, patate dolci, manioca e banane di differenti qualità. “Il nostro intervento ha avuto come obiettivo principale il rilancio della produzione di banane da cuocere, soya e colture ortive – spiega Ribul Moro –destinate sia alla vendita sul mercato locale che alle strutture di accoglienza per oltre 3300 bambini e giovani in difficoltà del centro Don Bosco di Ngangi di Goma”.

I Salesiani, attraverso il VIS che opera all’interno della famiglia salesiana, hanno fornito appoggio tecnico, formazione agricola, sementi, supporto allo sviluppo delle filiere commerciali di soia, banana, fagioli e colture ortive per 40 associazioni di agricoltori e allevatori per un totale di circa 2.200 famiglie beneficiarie.

La piantagione di Nyangoma si affaccia invece sulla sponda occidentale del lago Kivu nei pressi di Minova, ha una superficie di 60 ettari e produce esclusivamente caffè di qualità arabica. È in corso d'opera un lavoro di riabilitazione della piantagione.
“Il progetto consiste nel mettere a dimora nuove piantine su una superficie totale di circa 18 ettari; allo stesso tempo è stata rilanciata la produzione della piantagione ancora esistente attraverso la razionalizzazione degli interventi colturali e la formazione del personale operaio – illustra Ribul Moro -. La piantagione di Nyangoma fa parte da fine 2013 di una cooperativa di piccoli produttori di caffe (Amka) sostenuta da una fondazione Belga (COMEQUI) che sta cercando di far ottenere alla cooperativa la certificazione caffe biologico”.
 
Un progetto educativo

Le piantagioni sono diventate il polo per la formazione e per il rafforzamento delle capacità degli agricoltori locali.
“Insieme alla comunità salesiana abbiamo promosso due tipi di attività educative – spiega Ribul Moro - una orientata ai giovani dai 14-18 anni che vengono invitati a frequentare la Scuola di Agricoltura Agraria che abbiamo avviato a partire dal 2013. La scuola conta attualmente circa 90 alunni e riscuote un discreto successo dovuto sia alla qualità dell'offerta formativa che al livello di equipaggiamento in dotazione. Il progetto promuove anche la formazione agricola tecnica per gli agricoltori della zona attraverso sessioni su temi di interesse generale (lotta anti erosiva, cicli di produzione, conservazione e commercializzazione dei prodotti, ecc.),  attraverso la consulenza continua degli agricoltori fornita dal personale del progetto, l’organizzazione di visite di scambio di esperienze tra gli agricoltori del Nord Kivu.
 
Un processo partecipativo

Oltre all'accrescimento delle capacità tecniche di coltivazione, si mira infatti allo sviluppo economico e sociale dell'area, attualmente priva di servizi di base per gli agricoltori. “Attraverso una serie di incontri di riflessione collettiva, gli agricoltori hanno definito quale dovesse essere la funzione del Centro Servizi Agricoli, come dovesse funzionare e quali servizi dovesse offrire – commenta Ribul Moro –. La commercializzazione e la trasformazione dei prodotti sono emerse come problematiche principali”.

Il fatto che gli agricoltori abbiano partecipato attivamente alla realizzazione del Centro, co-finanziando l'acquisto del terreno dove è in costruzione un hangar dedicato allo stoccaggio e trasformazione, è un altro elemento chiave.
“La sostenibilità del progetto è testimoniata anche dall’impegno delle comunità locali nella sua riuscita – conclude Ribul Moro -. Inoltre l’intervento non ha inserito o imposto nessuna coltura che non fosse già presente, conosciuta e commercializzata delle popolazioni delle aree, ma si è limitata a incrementare e razionalizzare la capacità produttiva esistente”.